Classici, Romance

Le affinità elettive

Johann Wolfgang von Goethe è stato uno scrittore, poeta e drammaturgo tedesco. Considerato da George Eliot «uno dei più grandi letterati tedeschi e l’ultimo uomo universale a camminare sulla terra», viene solitamente reputato uno dei casi più rappresentativi nel panorama culturale europeo. La sua attività fu rivolta alla poetica, al dramma, alla letteratura, alla teologia, alla filosofia, all’umanismo e alle scienze, ma fu prolifico anche nella pittura, nella musica e nelle arti. Il suo magnum opus è il Faust; un’opera monumentale alla quale lavorò per oltre sessant’anni.

Trama

Il solido matrimonio di Edoardo e Carlotta viene scosso dall’arrivo del Capitano e della giovanissima Ottilia. Ben presto le affinità elettive tendono a unire da una parte Edoardo e Ottilia e dall’altra Carlotta e il Capitano. Se Edoardo si abbandona alla passione, inebriato dai propri sentimenti, Carlotta cerca invece di frenarsi e far vincere la ragione, mentre Ottilia, «la piú dolce figlia della natura che sia uscita dalle mani di un artista» (Thomas Mann), risponde alla legge dell’istinto con un sentimento totale ma rigoroso e castissimo.

Recensione

Prima recensione di un libro che oserei definire un classico (in questo caso solo perché non è stato scritto di recente e perché è di un autore noto). Dove cominciare? Non è il primo libro che leggo di Goethe e finora l’impressione è che ai suoi tempi la depressione fosse molto diffusa. E probabilmente a ragione. (Per la cronaca non capisco come sia possibile formulare frasi di una decina di righe senza un punto, ma evidentemente un tempo si scriveva così!).

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Questo libro è l’antipodo della mia concezione di libro. Ho sempre amato i libri perché riescono a trasportare il lettore nel loro mondo senza lasciar spazio alla realtà. I libri devono secondo me creare un mondo in cui dolore e gioia si mescolano ma alla fine la gioia deve essere superiore. (Piccolo sfogo personale contro i libri dai finali tristi). Comunque, nonostante questo libro abbia un finale non-triste (non può essere definito felice, troppe ne succedono), non mi è piaciuto neanche un po’.

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Tralasciando la protagonista che, ovviamente essendo descritta da un uomo, rimane una figura secondo me incompresa e troppo sottomessa (ma d’altronde per i tempi era abbastanza normale), il marito di quest’ultima è uno dei personaggi più orrendi di cui abbia mai letto. Pensavo che il titolo mi raccontasse tutto della trama ma ancora una volta mi sono dovuta ricredere. Pensavo si trattasse di un libro, diciamo, “mite” nel senso che non mi aspettavo grandi cose, ma di certo le vicende narrate sono tutt’altro che calme e placide.

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Consiglio di leggerlo? Ni. Se non vi aspettate grandi cose e volete odiare un personaggio dopo l’altro allora si! Se invece, come me, preferite Jane Austen a Emily Bronte direi proprio di no! PS film? tanti probabilmente, ma non oso avventurarmi alla loro scoperta…mi è bastato il libro!

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