macabro, semi biografia, storico

L’ombra del bastone

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Trama

Un grosso quaderno nero, di quelli usati per tenere i conti del latte da cagliare, giunge tra le mani di Mauro Corona. Porta in calce la data 1920 ed è consunto, le pagine appiccicate l’una all’altra. Quando con la punta del temperino infilata tra foglio e foglio Corona riesce ad aprirlo, si trova davanti un romanzo inatteso: la storia di Raggio e di Zino, di Maddalena Mora e di Neve, la bambina di ghiaccio, di tutti coloro che lassù, sui monti di Erto, lo hanno preceduto. Nel quaderno nero ci sono i “Malavoglia del Friuli” e la figura indimenticabile della strega Melissa che tra i branchi di capre e i campi di fieno che sovrastano il Vajont, porta a termine una lotta perduta contro il destino, folle di sesso e di dolore.

Recensione

Da dove partire? Comincio subito col dirvi che questo libro mi è stato prestato (grave errore quello di prestare un libro, sappiatelo, non saprete mai quando e come, ma soprattutto se, vi ritornerà).

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Non è il mio genere ma siccome ne avevo sentito parlare bene e l’autore è piuttosto famoso mi sono “lasciata convincere” (che poi, lo sappiamo benissimo tutti che ci vuol poco a farmi leggere un libro, basta mettermelo in mano!).

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La storia che racconta mi è difficile da inquadrare. Non è un’auto-biografia siccome abbiamo un narratore manzoniano ad inizio e fine libro e non è propriamente una biografia vista la narrazione in prima persona. Insomma, in ogni caso, è una storia vera con tocchi di macabro (la storia della forma di formaggio); surrealismo (la strega Melissa e la bimba Neve) e di erotismo (di cui sinceramente avrei fatto a meno). Un’accozzaglia di generi, che se poi vogliamo fare i filosofi, non è nient’altro che la vita vera. Un giorno commedia, quell’altro tragedia. (Credevo fosse una citazione famosa ma non riesco a trovarla da nessuna parte…il mio cervello ne sforna una dopo l’altra. cit)

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Questo libro è scritto che peggio non si può: errori grammaticali a più finire, tempi verbali che se la mia professoressa di latino (pace all’anima sua) sapesse, si rivolterebbe nella tomba (“la consecutio temporum, insomma!“); MA, e qui ci vuole un grande MA, siccome siamo consapevoli dell’ignoranza (nel senso di non conoscenza) che affliggeva le persone nel periodo a cui si rifà la trama (1920 ca sulle montagne in Friuli) questa licenza poetica non mi dispiace. Così come le parole in dialetto che quà e là spuntano come funghi nel bosco.

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L’unica cosa che proprio non mi ha fatto digerire questo libro (non per niente ci ho messo tre settimane a leggerlo e non sono altro che 300 misere pagine) è il protagonista: Severino Corona detto Zino.

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Se penso a quante volte avrebbe potuto evitare tutto il casino che si è fatto cadere addosso con le sue stesse mani mi sento male. Col senno di poi, direte voi, è facile parlare, ancora più facile è farlo se non si sta parlando di noi stessi, se le vicende non ci riguardano direttamente ma noi siamo solo spettatori, ma, tesori miei, bastava davvero quello sforzo in più, quella forza di volontà un po’ più marcata e non sarebbe successo nulla.

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Un po’ come quando Frodo aveva la possibilità di gettare l’anello ancora all’inizio della storia e non lo fa. Solo che il Signore degli anelli è un libro di fantasia, in cui la lotta tra il bene e il male deve avere un margine di manovra, questo libro invece vede il susseguirsi di disgrazie nemmeno fosse una tragedia greca (ovviamente senza la funzione catartica che arrivati in fondo risolleva lo spirito).

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Non dico di volere protagonisti perfetti, lungi da me il solo pensarlo, ma nemmeno gli erranti recidivi mi piacciono. Suvvia, non una, non due, bensì tre volte Zino si è trovato nella stessa identica situazione e ha fatto la stessa scelta sbagliata. Buoni propositi? A bizzeffe. Forza di volontà? Zero. Un po’ come quando all’ultimo dell’anno ti riproponi di iniziare la dieta e di andare in palestra e già il giorno dopo stai rimandando…

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Insomma, stilisticamente parlando non mi è dispiaciuto, la storia però non si può sentire. Il protagonista, più che altro, non si può ascoltare con tutto il suo finto pentimento (si, sono cattiva).  E il pensiero che sia tutta una storia vera mi mette i brividi. La bassezza del genere umano non ha fine.

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Consigliato? Io personalmente vorrei essere pagata per leggere un altro libro del genere. Sentitevi liberi di smentirmi.

 

 

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